Il valore del docere exemplo nella vita e nella politica scolastica dell'imperatore Giuliano

Cristina Soraci

Abstract


La ricerca della conformità costante tra pensiero e azioni ha da sempre costituito il fondamento dell’educazione nel mondo romano, molto attento all’importanza dell’esempio personale per una corretta formazione umana e culturale dell’individuo. Il presente lavoro focalizza l’attenzione sulla figura dell’imperatore Giuliano, la cui adesione al paganesimo dovette essere stata incentivata, tra l’altro, dal disgusto nei confronti del comportamento dei cristiani a lui più vicini, che professavano il vangelo dell’amore ma nella pratica ne disattendevano i precetti. Il problema della coerenza tra vita e dottrina influenzò anche la politica scolastica di Giuliano, il quale volle selezionare i docenti sulla base della probità dei costumi, richiedendo loro l’adesione alla fede negli dei patri che sola si accordava con l’insegnamento dei classici in uso nelle scuole.

The Roman world always endeavoured to foster consistency in thought and action as a basic pedagogical principle since it firmly believed that personal example was vital to achieve appropriate human and cultural formation of the individual. This paper deals with the case of emperor Julian, whose conversion to paganism must have also been motivated by the disgusting behaviour of his Christian relatives, who professed love as taught in the Gospel but practically didn’t follow its precepts. The problem of consistency between life and thought influenced Julian’s school policy too; he wanted to choose the teachers who had proper morals and believed in the pagan gods, because he thought that only pagan professors could teach the pagan works.


Riferimenti bibliografici



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