«Vinta la guerra persa la pace». Gaetano Salvemini, le elezioni del '19 e la questione adriatica

Antonino Di Giovanni

Abstract


In questo lavoro su Gaetano Salvemini vengono analizzate la sua attività parlamentare di deputato e l’intensa azione pubblicistica di giornalista, nell’arco di tempo che va dalla Conferenza di Pace di Parigi alla sigla del Trattato di Rapallo. Prima di tutto, l’attenzione è focalizzata sull’importante snodo elettorale delle elezioni politiche generali del 1919, le prime elezioni dopo la Grande guerra, caratterizzate dall’introduzione della legge sulla rappresentanza proporzionale; in secondo luogo, sulla questione adriatica, cioè sulle dispute circa il controllo delle coste italiane, jugoslave, greche e albanesi e sulla definizione dei confini delle aree frontaliere e dell’intera area balcanico-danubiana. Infine, questo studio si occupa del “Natale di Sangue”, e cioè di quegli scontri seguiti all’occupazione da parte di Gabriele D’Annunzio della contesa città di Fiume (Rijeka), e delle modalità attraverso le quali la classe dirigente italiana, all’indomani del primo conflitto mondiale, cercò di negoziare per l’Italia un ruolo autorevole nello scacchiere internazionale, ottenendo, però, magri risultati dal punto di vista diplomatico e soprattutto delle ricompense economiche e territoriali. Salvemini, fermo oppositore del Trattato di Londra (aprile 1915) e protagonista del “diciannovismo”, cercò di spiegare all’opinione pubblica gli errori dell’azione diplomatica tradizionalista italiana e, al tempo stesso, rivendicando le ragioni del suo interventismo, con Bissolati si fece promotore di un’alternativa impostazione in materia di politica estera. La questione più spinosa che affrontò come parlamentare, e a cui dedicò buona parte del suo lavoro in questo periodo, fu senza dubbio la sempre più radicata e diffusa convinzione secondo la quale lo sforzo bellico e i sacrifici patiti erano stati per lo più vani.

This article is about Gaetano Salvemini’s parliamentary career and his intense dedication as a Member of the Chamber of Deputies and as a journalist, from the Paris Peace Conference to the signing of the Treaty of Rapallo. First of all, attention is focused on the important general election in 1919, the first election after the Great War, characterized by the introduction of the Law on proportional representation. Secondly, the Adriatic question focuses on the control of the Italian, Yugoslavian, Greek and Albanian coasts and the definition of the border areas and the entire Balkan- Danube area. Finally, the article deals with the ‘Bloody Christmas’ and the clashes that followed the occupation of Fiume (Rijeka) by Gabriele D’Annunzio, and also with the ways in which the Italian ruling class, in the aftermath of World War I, tried to negotiate an authoritative role for Italy on the international scene, obtaining, however, scant results in terms of diplomatic and especially territorial and economic rewards. Salvemini was a fierce opponent of the Treaty of London (April 1915) and a leader of the ‘1919’ movement (‘diciannovismo’). He tried to explain to the public the errors of traditional Italian diplomacy and, at the same time, claiming the reasons for his particular intervention, became, together with Bissolati, the promoter of an alternative approach to foreign policy. The hardest issue he dealt with as a parliamentarian and toward which he dedicated much of his work during this period was undoubtedly the idea and belief that the war effort and its sacrifices had often been in vain.


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